Mi chiamo Francesca Gonzales, e Pinkie Rebel è nata da un bisogno di verità.
Ho passato anni tra il ritmo frenetico della caffetteria e la concretezza ruvida dell’officina. Se guardo indietro a quei giorni, a quando tornavo a casa con i piedi a pezzi e la testa piena di dubbi per l’ennesimo lavoro precario, quasi non ci credo nemmeno io. Mi sentivo costantemente fuori tempo e, soprattutto, fuori posto. Non riuscivo a vedere un futuro diverso da quello che per anni mi si era parato davanti e ammetto che ero davvero scoraggiata.
Sono sempre stata una ragazza difficile da inquadrare, una ribelle che non riusciva a stare negli schemi degli altri. Ma col tempo ho capito che quella natura non conforme era la mia forza, e ho iniziato a riprendermi anche il mio lato più femminile, plasmandolo su di me finché non ho iniziato a riconoscermi davvero.
Per questo è nata Pinkie Rebel: per unire la mia anima ribelle a una femminilità ritrovata, ma vissuta alle mie condizioni.
A un certo punto ho dovuto scegliere: firmare l’ennesimo contratto che mi faceva sentire stretta o provare a credere che quel senso pratico imparato sul campo — tra un ordine al bar e un problema da risolvere in officina — potesse diventare il mio lavoro. Ho deciso di buttarmi, portando nella mia arte la stessa onestà e velocità di chi sa cosa significa lavorare sodo.
Oggi Pinkie Rebel è il mio traguardo, ma so bene che non avrei potuto tagliare questo nastro da sola. Se sono riuscita a trasformare quella fatica in qualcosa di mio, è grazie a chi ha saputo guardare oltre i miei dubbi e ha creduto in me quando io per prima non riuscivo a farlo. A chi mi è stato vicino e ha sostenuto questo sogno gigante: grazie, perché questo pezzetto di mondo nuovo lo abbiamo costruito insieme.
Questo è il mio punto di partenza. Il resto lo scriveremo insieme.
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